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L’intelligenza artificiale a sostegno delle Forze dell’Ordine a Torino

Dopo oltre cinquant’anni, un dipinto rubato è finalmente tornato al suo luogo d’origine grazie all’aiuto dell’intelligenza artificiale. Si tratta del quadro ottocentesco “Riposo della pastorella”, opera del pittore Filippo Palizzi, sottratto nel 1972 dalla Galleria d’arte moderna Carlo Rizzarda di Feltre, in provincia di Belluno.

Il recupero rappresenta un esempio concreto di come la tecnologia possa supportare le indagini tradizionali, offrendo nuovi strumenti nella tutela del patrimonio artistico. L’intelligenza artificiale è infatti sempre più apprezzata in ambiti lavorativi istituzionali come le forze dell’ordine, la protezione civile, gli ospedali e le ambulanze in tutta Torino. Pur non sostituendosi alle persone ottimizza il loro lavoro in modo eccezionale, accorciando i tempi delle ricerche, coordinando le operazioni e vigilando tra gli archivi sul web.

Come lo conferma l’operazione che è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino, coordinati dalla Procura di Vercelli, che hanno potuto contare su un sistema avanzato basato su intelligenza artificiale.

Il software utilizzato, noto come Swoads (Stolen Works of Art Detection System), è progettato per monitorare costantemente il web e i social network alla ricerca di opere d’arte rubate. Il suo funzionamento si basa su un confronto continuo tra immagini e descrizioni trovate online e quelle archiviate nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, considerata la più grande al mondo nel suo genere, con milioni di opere catalogate.

Proprio grazie a questo sistema, gli investigatori sono riusciti a individuare il dipinto mentre era stato messo in vendita presso una casa d’aste in Piemonte. L’algoritmo ha segnalato una forte somiglianza con l’opera rubata nel 1972, facendo scattare le verifiche da parte dei militari.

A quel punto, i Carabinieri sono intervenuti per sequestrare il quadro. L’attuale proprietario, un cittadino piemontese, è risultato completamente estraneo al furto: aveva acquistato l’opera in buona fede, ignaro della sua provenienza illecita. Questo elemento evidenzia quanto spesso le opere rubate nei musei possano circolare per anni, passando di mano in mano senza che chi le possiede sia consapevole della loro storia.

La conferma definitiva sull’identità del dipinto è arrivata grazie alla perizia degli esperti della Galleria Rizzarda, che hanno riconosciuto senza dubbi l’opera come quella sottratta oltre mezzo secolo fa. Una volta accertata l’autenticità, è stato possibile procedere con la restituzione ufficiale al Comune di Feltre, restituendo così un importante tassello del patrimonio culturale locale.

Il furto del 1972 fu un evento particolarmente grave per la galleria feltrina. All’epoca, la struttura custodiva centinaia di opere d’arte e manufatti, e il colpo subito fu tale da costringere alla chiusura temporanea del museo. Solo molti anni dopo, nel 2001, la galleria riaprì al pubblico con un nuovo allestimento.

Il ritorno del dipinto rappresenta quindi non solo il recupero di un’opera artistica, ma anche un momento simbolico per la città e per la memoria storica della galleria. Dopo un’assenza lunga più di cinquant’anni, il quadro può finalmente essere nuovamente esposto nel luogo per cui era stato destinato.

Questa vicenda dimostra in modo evidente il ruolo sempre più centrale della tecnologia nelle attività investigative. L’intelligenza artificiale, integrata con le competenze degli specialisti e con archivi sempre più completi, si sta rivelando uno strumento fondamentale nella lotta contro il traffico illecito di beni culturali.

In un contesto in cui il mercato dell’arte è sempre più globale e digitalizzato, la possibilità di monitorare continuamente il web consente di intercettare opere rubate anche a distanza di decenni. Il caso del “Riposo della pastorella” ne è la prova concreta: senza l’utilizzo di sistemi avanzati, difficilmente il dipinto sarebbe stato riconosciuto e recuperato.

Il successo dell’operazione conferma quindi una nuova direzione per la tutela del patrimonio artistico: unire tradizione investigativa e innovazione tecnologica. Un connubio che, come dimostra questa storia, può restituire al pubblico opere considerate ormai perdute per sempre.

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